Agostino Lurati

Mi presento...

Mi chiamo Agostino e sono nato a Bioggio il 18 gennaio 1936 in una famiglia modesta, ricca però di amore e di genuino attaccamento alle tradizioni. Di conseguenza la mia predilezione per tutto quanto ruota attorno alla storia del mio paese, della sua gente e delle tradizioni, specialmente religiose, mi è congenito.

Da sempre sono stato un acuto osservatore del vivere quotidiano della gente di Bioggio che nel tempo della mia infanzia e della mia adolescenza era dedita all’allevamento del bestiame e alla coltivazione della terra dalla quale traeva il sostentamento per la numerosa famiglia. Le terre, nella maggior parte dei casi, non era di loro proprietà ma di gente benestante che dai contadini incassavano gli affitti o godevano dei diritti di mezzadria.

Della mia famiglia sono l’ultimo rimasto: della mia sorella Margherita non ho ricordo alcuno poiché morì nel 1937 all’età di neanche otto anni, la mamma Onorina nata Moccetti mancò nel 1987, il babbo Francesco Egidio nel 1990 e mio fratello minore Roberto nel 2004. Li ricordo ancora tutti seduti attorno alla tavola apparecchiata, sempre rigidamente coperta con tovaglia bianca: attorno a questa tavola sedeva anche un’altra persona, la quinta, per la quale nutrivo un affetto del tutto speciale – affetto sinceramente contraccambiato – Virginia Calanchini-Grossi. Questa adottò la mamma all’età di sette anni, ultima di tre figli di una sua cara amica deceduta nel 1911. Nel modo più naturale, questa persona non solamente è diventata una di noi, ma è stata per tutti un modello, una inesauribile fonte di educazione ed un esempio fulgido di dignità, coerenza, onestà e laboriosità.

È stata per noi ragazzi la nostra vera nonna ed io in particolare ho attinto da lei un vero amore per la storia, materia allo studio della quale avrei voluto dedicare la vita. Detto senza rimpianto alcuno, tutto andò poi diversamente. Il ricordo di questa cara persona lo esterno senza voler sminuire in alcun modo l’importanza dell’educazione ricevuta dai nostri genitori: sia mamma che papà non lasciavano impunita nemmeno la più piccola mancanza. Di papà Gigio, come lo chiamavano tutti, avevamo una specie di riverente timore. La mamma era più facile nelle punizioni ma la prendevamo un po’ sottogamba, anche se non era certamente tenera nei castighi.

Poi, con la morte della "Sciura Virginia", come tutti la chiamavano, avvenuta nel 1956 all'età di novant'anni, i commensali si ridussero a quattro fino al1967, anno in cui mi sposai con Agnese – nome di manzoniana memoria – che mi sopporta ancora oggi. Con i figli Michela e Filippo la mensa cambiò non solo di ubicazione ma anche di aspetto, mantenendo lo stesso scopo e soprattutto il suo importante ruolo di luogo di incontro e conversazione.

Nel 1998 arrivò il momento del pensionamento e questa data ha segnato l’inizio della ripresa del mio sogno iniziale: dedicarmi a tempo pieno alla storia. Così mi sono deciso a creare un sito web per mettere a disposizione degli interessati alcuni miei studi su famiglie, persone, fatti ed altro, legati essenzialmente alla parentela della quinta persona che completava la nostra famiglia.

Le quattro persone che mi hanno preceduto nella pace di Cristo sono costantemente al mio fianco: Sant'Agostino non dice forse che

"I nostri morti non sono assenti ma invisibili

e i loro occhi, pieni di luce e risplendenti di gloria,

sono fissi nei nostri pieni di lacrime”?

(La foto rappresenta l'asilo di Bioggio nel 1935)

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