Agostino Lurati

La Beata Beatrice Rusca-Casati

LA BEATA BEATRICE

RUSCA-CASATI

Contessa di Locarno

(? - + 1490)

CONTESTO STORICO

Prima di passare alla descrizione della vita spirituale e religiosa della Beata Beatrice, è d’obbligo premettere una descrizione storica sulla famiglia Rusca, sul marito, sui suoi ascendenti e discendenti.

Beatrice nasce da Francesco Casati di Milano e sposa Franchino Rusca, la nonna del quale, Enrica, è figlia di Barnabò Visconti, Signore di Milano (secondo Don Roberto Rusca, Enrica potrebbe essere la bisononna di Franchino IV, in quanto figlio di Lotario IV). Signore forte e potente, ottiene favori e feudi un po’ ovunque nella regione insubrica sia da parte dell’Imperatore Federico III, sia da parte dei Visconti e degli Sforza.

Inutile elencare i vari possedimenti di Franchino, anche perché, a dipendenza della direzione del vento, a quei tempi, tanto era facile ottenere un investitura per poi perderla a breve scadenza. È tuttavia interessante notare che il 4 ottobre 1448 viene nominato dall’Imperatore Federico III consigliere aulico – ossia membro del Consiglio aulico (Hofrat) che era chiamato a giudicare le cause di competenza imperiale – e dallo stesso ottiene di separare i suoi feudi in due contadi distinti: Lugano con Mendrisio, Balerna e Riva San Vitale, e Locarno con le valli annesse, Brissago e la Pieve di Travaglia.

Nell’aprile del 1456, Franchino interviene con la sua sposa Beatrice alle nozze della cugina Ippolita Sforza con Alfonso d’Aragona a Milano, che diventerà poi re di Napoli con il nome di Alfonso II.

Franchino muore prematuramente nel 1466, lasciando sola la sposa con quattro figli, tre maschi e una femmina.

Il maggiore, Lotario, succede al padre nel Contado di Locarno su investitura di Francesco Sforza nel 1464, pur essendo sacerdote e protonotario apostolico. Con la decisione di entrare nell’Ordine dei Predicatori in Santa Maria della Grazie di Milano, con il nome di fra’ Germano, nel 1474 rinuncia all’eredità paterna a favore dei suoi fratelli Pietro Antonio, il quale sposerà Bianca Borromeo di Angera, e Giovanni. La figlia Antonia, che fece poi costruire il monumento alla madre, andrà sposa a Giovanni Maria Visconti, conte di Sesto Calende.

Occorre precisare che fino al 1662 i beati e i santi venivano acclamati tali dal popolo “vox populi” e che non vigeva ancora la prassi attuale dei processi per stabilirne le virtù eroiche.

Ritengo interessante proporre al lettore il testo integrale del Martirologio Comense, premettendo una semplice considerazione. Nel 2002 avevo intitolato l’inserto nel bollettino parrocchiale di Bioggio e Bosco Luganese “Una Beata di casa nostra” poiché, studiando scrupolosamente l’albero genealogico delle varie famiglie coinvolte, ho scoperto che discendenti della nostra Beata, della linea di Pietro Antonio, passando per i Torriani, i Rusca di Milano-Bioggio, i Grossi e i Quadri, sono tuttora presenti – e in abbondanza – nel nostro villaggio per cui possono ritenersi anch’essi fra il numero dei suoi discendenti che la Beata presenta con estrema tenerezza alla protezione della Vergine e di San Francesco, come possiamo vedere nell’affresco del Castello Visconteo di Locarno, che viene riprodotto nella mia home-page.

LA VITA DELLA BEATA BEATRICE SECONDO IL MARTIROLOGIO COMENSE

(traduzione dal latino)

DECIMO SETTIMO CALENDE DI APRILE

Il modo di vivere illibato della vedova Beatrice di Como si distinse anche quando era unita al marito. Dopo la morte del marito, per quanto fosse richiesta da molti a convolare a nuove nozze, sia per la sua bellezza, sia per il lustro della famiglia, disprezzò le lusinghe del mondo con grande fermezza. Indossato quindi l’abito francescano, cominciò a dare prova di sentimenti religiosi molto forti e a occuparsi di atti di carità. Ottenne l’ammirazione e la lode di tutti per la grande cura nell'educazione religiosa dei ragazzi, per l’aiuto ad alleviare le disgrazie dei poveri, per la prova di grande devozione nell’evitare i pericoli alla sua castità. Arricchita di opere pie e di meriti, mentre si trovava a Milano morì tra i cori degli angeli.

16 MARZO

Il Martirologio dei Francescani tratta di Beatrice Rusca nel giorno 14° delle Calende di Gennaio, e frate Antonio la ricorda in quanto sarebbe morta in quella data. Donato Bossi, Milanese, che era coetaneo della stessa Beatrice scrisse espressamente l’ora in cui ella raggiunse il Cielo nella cronistoria di Milano e cioè: nel giorno 16 marzo 1490, nell’ora terza decima, Beatrice, donna coniugata e di antica nobiltà che era stata moglie del Conte Franchino Rusca, muore a Milano e viene sepolta nella chiesa di Sant’Angelo dei Frati Minori, nella tomba che suo figlio, Conte Giovanni, aveva fatto fare per lei. In vita fu donna di meravigliosa castità e devozione, e al momento della morte ci furono grandi miracoli, ma io riferirò di uno solo tra i molti, quanto più diligentemente possibile. Esso mi fu reso noto da Donato Bossi, la cui storia è degna di molta fede. Al momento della morte si udì un suono di trombe nell’aria, così solenne che fu udito da molti vicini e da tutta la famiglia di quella casa con grande gioia. A tutti quelli che avevano ascoltato fu chiaro che il suono usciva dalla casa, dove giaceva la morta. Molti accorsero nell’atrio e nell’orto per poter vedere, mentre alcuni perlustravano la casa anche con i domestici, ma non videro nulla, sebbene sentissero il suono. Questo dice lui.

Da ciò si deriva non solo l’anno sicuro della sua morte, ma anche il giorno e l’ora in cui Beatrice morì, ciò che invece non si trova nel Martirologio di Arturo edito a Parigi nel 1638. Per noi è più giusta la data del 17 delle Calende di Aprile (il 17 delle Calende di Aprile corrisponde al 16 marzo del calendario gregoriano) che il 14 delle Calende di Gennaio, giorno natale della Eroina secondo il Martirologio comense.

È certo il giorno in cui ella morì, ma dall’autore moderno esso fu indicato a suo arbitrio, in quanto ignaro delle nostre cose e lui decise per quel giorno particolare e così nel suo Martirologio viene ricordata la commemorazione annuale.

Beatrice nasce dalla famiglia antichissima e nobile dei Casati, che ancora oggi esiste a Milano e risplende tra le famiglie della nobiltà insubrica sia per la vetustà dei secoli che per la moralità dei suoi membri. Beatrice sposa dunque Franchino Rusca o Rusconi (è lo stesso), conte di Locarno, che Francesco Ballarini cita nella Chron. p. 3 cap. I di questo titolo II (Compendio delle Croniche della città di Como del 1619) e Roberto Rusca (monaco cistercense, al secolo Pietro Antonio Rusca dei Conti di Locarno) della sua nobilissima stirpe omonima, lib. 2, III. (“Il Rusco” stampato a Piacenza nel 1629) al quale diede due figli maschi, Giovanni e Antonio, e una femmina Antonia, (N.B. Stranamente non si fa menzione del figlio primogenito Lotario: si tratta forse di omissione o di prole legittimata?) più tardi sposa di Gio. Maria Visconti, la quale, memore della pia madre, fa scrivere questo epitaffio nella chiesa di Sant’Angelo a Milano, dove Beatrice era stata sepolta.

Qui giace una gemma splendente

Beatrice che fu sposa del conte Franchino Rusca.

Vedova, diviene casta seguace di San Francesco

E tale rimane in questa situazione meravigliosa.

Diviene Terziaria Francescana

E beata da Dio risplende in Paradiso.

Dunque la Beata Beatrice morì nell’anno 1490 in questo giorno e di lei per primi si occuparono, oltre agli autori precedenti, lo storico milanese Paolo Morigia (libro I, Capitolo 56, ex libris 3 Cap. 19), Marco “Viyssispon.” (?) (p.3, lib. 3, cap. 29) che ripete le lodi nei suoi confronti nell’elogiare la sua nobiltà paterna (lib. I, Cap. 11), Francesco Gonzaga che (p.I) la pone tra le donne beate del secondo e terzo Ordine di San Francesco, Bernardino di Busto (p. 2) che la cita nel sermone del Rosario Quaresimale 27, e parecchi altri autori.

Bisogna però fare attenzione all’errore del Gonzaga il quale, storico della religione francescana, mentre tratta del Convento di Sant’Angelo di Milano chiama la nostra Beatrice “Ludovica”, ma lo dice per errore. Allora insieme alle reliquie dei Padri, dei Fratelli e anche di altri nobili e le ossa di gente del popolo trasportate dal vecchio convento in quello nuovo, fu trasportato anche il mausoleo insieme alle ceneri della Beata Ludovica dei Conti Rusca, discepola del Terzo Ordine Francescano, che risplendette sia in vita che in morte per i suoi miracoli.

È noto inoltre che la Beata Beatrice sia nata e morta a Milano, tuttavia la consideriamo in cielo tra i comaschi, perché per le nozze con il Patrizio Franchino dei Conti Rusca di Como ebbe domicilio a Como e fu cooptata nella di lui famiglia comitale: perciò il suo cognome presso tutti gli scrittori comunemente non è più tra i Casati, ma tra i Rusca.

BIBLIOGRAFIA

CENTRO NICOLÒ RUSCA, Archivio diocesano di Como

LITTA POMPEO “Famiglie celebri italiane”, Ed. 1881

LURATI AGOSTINO “Una beata di casa nostra, Beatrice Rusca-Casati”, inserto del bollettino parrocchiale di Bioggio e Bosco Luganese 1/2003

PORCACCHI TOMMASO “La Nobiltà della città di Como” ed. 1569

RUSCA DON ROBERTO, cistercense, “Il Rusco overo dell’Historia della famiglia Rusca”, ed.1681

ILLUSTRAZIONI

  1. Frontespizio del Martirologio comense del 1675 (archivio diocesano di Como)
  2. Antico stemma del casato Rusca
  3. Affresco nel castello di Locarno rappresentante la Beata che presenta uno dei suoi figli alla Vergine, a San Francesco ed altri Santi figurante nella mia homepage (foto Roberto Pellegrini, Locarno ripreso per gentile concessione del Dr. Riccardo Carazzetti)
  4. Disegno del sepolcro della Beata Beatrice nella chiesa di Sant’Angelo dei Frati Minori a Milano (dapprima nell’antica chiesa, fu collocato in alto a destra nel presbiterio dell’attuale tempio) fatto erigere dalla figlia Antonia nel 1499 ed attribuito ad Agostino Busti detto il Bambaja. Questa attribuzione non sembra fuori posto in quanto questo artista è anche l’artefice del sepolcro a Gaston de Foix-Nemours, cugino del marito della nostra Beata, e di altre significative opere d’arte specie nel Duomo di Milano, nella Certosa di Pavia e nello stesso Sant’Angelo, secondo il parere dei critici.

RINGRAZIAMENTI

Alla Dott. Anna Rossi del Centro Nicolò Rusca di Como per la sua disponibilità.

Alla Dott. Luisa Froglia-Tringale per la traduzione del testo latino.

Al Dott. Riccardo Carazzetti per avermi autorizzato a far fotografare l’affresco al castello di Locarno.

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