Agostino Lurati

La Chiesa di San Maurizio

La Chiesa di San Maurizio

edificata in tempi record

Recente scoperta di documenti inediti nell'archivio diocesano

"Centro Beato Nicolò Rusca" a Como

Non avevo ancora avuto modo di inserire nella mia pagina web l’istoriato sulla costruzione della chiesa parrocchiale dei Santi Maurizio e Compagni Martiri Tebani di Bioggio: qualcosa era già su Wikipedia. Alcune precisazioni sono tuttavia necessarie in quanto non sempre precise, come ad esempio il fatto che la prepositurale di Agno sia stata costruita una trentina di anni prima di quella di Bioggio, smentendosi poi nella pagina ad essa dedicata, dove viene asserito che l’inizio della sua costruzione è del 1780, sette anni quindi più tardi della nostra. Dico questo per il rispetto dovuto alla verità storica. Aggiungo pure che Wikipedia non accenna che la nostra chiesa è in puro stile neoclassico, tanto da essere annoverato fra i monumenti a livello federale come esempio di primo neoclassico in Ticino. Dice vagamente che è di stile rococò, già al tramonto.

Quando mi imbatto in documenti inediti, sento il dovere di far partecipi i lettori della mia gioia, informandoli su alcune “novità” che interessano la nostra storia e, questa volta, è con mia grande soddisfazione che sono in grado di mettere ulteriori punti fermi a supposizioni riguardanti i tempi di edificazione della chiesa parrocchiale di San Maurizio. Ricapitolando: l’assemblea dei vicini decide la sua edificazione nel 1773, nel 1783 si dà seguito alla liquidazione dei costi di costruzione e, solamente nel 1791, Monsignor Giuseppe Bertieri, Vescovo di Como, procede alla sua Dedicazione, durante la visita pastorale.

Frugando però fra gli archivi diocesani di Como al Centro Beato Nicolò Rusca, dove ho il piacere di essere sostenuto dall’amicizia e dalla collaborazione della Dott. Anna Rossi che ringrazio, ho scoperto che la parrocchiale di Bioggio era già stata completata, nelle sue strutture essenziali, già nel 1779. Lo si evince da uno scambio di lettere tra il Parroco Don Domenico Staffieri, unico defunto tumulato nella nostra chiesa, e il Vescovo di Como.

Con uno scritto datato 20 luglio 1779, il Curato scrive al suo Vescovo informandolo che, essendo stata demolita la vecchia chiesa, aveva già provveduto a spostare il SS. Sacramento nella nuova sacristia, chiedendogli nel contempo di poter celebrare le funzioni in quel luogo. La risposta non si fa attendere e il Vicario Generale risponde a Don Domenico già in data 23 luglio, biasimando il suo comportamento e chiedendogli di studiare altre possibilità, come l’utilizzo di un oratorio o di un’altra chiesa. Don Domenico risponde il 30 luglio, facendo presente l’esistenza della chiesa di Sant’Ilario (terminata nel 1613), adatta allo scopo ma troppo discosta dall’abitato, ciò che avrebbe causato non pochi inconvenienti in caso di funerali, matrimoni e battesimi. Dopo di che, il 3 agosto dello stesso anno, la Curia di Como autorizza la benedizione di un tabernacolo per la conservazione dell’Eucaristia e la celebrazione delle funzioni nell’ampia sacristia.

È perciò ovvio che l’edificazione del nuovo tempio doveva già essere ad un punto tale da imporre la demolizione della vecchia chiesa nel 1779 e, con ogni probabilità, il vecchio edificio di culto era di ostacolo per poter completare i lavori esterni.

Non devono quindi trarre in inganno le due date del 1773 e del 1791. Un esame superficiale potrebbe portare alla conclusione che i tempi di edificazione siano stati molto lunghi, arrivando persino ad ipotizzare una mancanza di fondi, come già asserito in passato. Sono convinto che la nutrita presenza di famiglie nobili e facoltose non poteva né voleva lasciare in sospeso i lavori per lungo tempo “noblesse obblige”. Tanto per fare un esempio: un conte Antonio Riva, pur dicendosi luganese ma abitante nel suo splendido Palazzo di Bioggio, nel XVII secolo aveva già ampiamente contribuito a finanziare la costruzione della chiesa di Sant’Ilario e che un suo omonimo risiedeva a Bioggio alla fine del XVIII secolo, tanto che fu padrino di Cresima di uno dei figli del conte Bernardo Rusca il giorno stesso della consacrazione dell’attuale parrocchiale, il 7 luglio 1791. I nobili rampolli ricevettero questo Sacramento nella loro cappella privata e non nella neo-consacrata chiesa. I matrimoni dei Rusca per contro venivano celebrati nella parrocchiale, nella loro cappella nobiliare a destra entrando, dedicata al Santo Crocifisso. Curiosa poi la vertenza sui battesimi di questa famiglia. Al riguardo esiste una corrispondenza fra il Parroco e il Vescovo di Como sull’ostinazione dei Rusca di non portare i neonati in chiesa, ma pretendendo che venissero battezzati nella loro cappella. Si è poi arrivati ad un curioso compromesso: adducendo la fragilità dei neonati, questi venivano battezzati in casa, ed in seguito portati nella parrocchiale per la cerimonia “ufficiale” con i nobili padrini residenti perlopiù a Milano.

Dopo questa divagazione, torno al tema trattato in questo studio. È un dato di fatto che a Bioggio il maggior proprietario terriero in quei tempi era l’Ordine dei Somaschi che, unitamente alle famiglie nobili o patrizie qui residenti, non avranno sicuramente lesinato in offerte, oltre a pagare le dovute decime sulla rendita delle loro importanti proprietà, rendendo celeri i lavori di costruzione. Ma di questo parlerò in un altro prossimo mio studio, a Dio piacendo, partendo dal libro delle decime di fine settecento ed inizio ottocento, non trascurando neppure di gettare uno sguardo al libro dei defunti, molti dei quali deceduti “nelle case dei Padri Somaschi”, come espressamente sottolineato. In merito a questo benemerito Ordine che gestiva il Collegio di Lugano nel quale studiò anche Alessandro Manzoni, è utile menzionare le donazione da esso fatte alla nostra Parrocchia. Mi riferisco in particolare ai preziosi paramenti liturgici che ancora oggi, magistralmente restaurati, costituiscono un importante segno di una presenza tanto importante. Nella casa parrocchiale era custodito anche un dipinto di grandi dimensioni, probabilmente di Giuseppe Antonio Petrini, artista molto apprezzato nella famiglia dei conti Riva, raffigurante il fondatore dell’Ordine, San Gerolamo Emiliani in ceppi, con alcuni chierici. L’ho sempre visto appeso fino al 1953 nell’atrio dell’antica casa parrocchiale ed ora è scomparso. Si tratta forse del quadro del Petrini mancante, del quale di tanto in tanto si sente parlare, senza riuscire a sapere che fine abbia fatto? È lecito presumere che, nel trambusto del trasloco alla nuova casa parrocchiale, qualcuno, vedendolo in pessimo stato, abbia ritenuto opportuno disfarsene. Nello stesso atrio era pure appeso un grande quadro dell’Addolorata, in uno stato pessimo, restaurato negli anni quaranta dello scorso secolo da Ferrazzini, ormai irrimediabilmente perso a causa del maldestro restauro.

A questo punto, si può anche legittimamente supporre che l’architetto Carlo Gerolamo Maria Grossi, dal 1779 diventato Padre Agostino della Vergine Addolorata, al momento di lasciare Bioggio per lo Stato degli Estensi nel 1776, abbia già potuto vedere i lavori di costruzione della chiesa da lui progettata in una fase già avanzata.

Foto di questo studio in ordine di presentazione: interno della chiesa prima del 1917,

esterno prima del 1930. Veduta dell’altare laterale con la tela di Simone Peterzano. Si noti anche l’imponente puplito.

Fonti:

Archivio vescovile di Como e archivio parrocchiale di Bioggio.

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